L'origine dei viaggi clone
Il nostro sguardo fotografico è influenzato, ma non dai social. La storia comincia molto prima, negli anni '70, quando due compagni di viaggio, Tony e Maurin Wheeler, decidono di tentare un'impresa attraversando l'Europa fino all'Oceania. Nel 1973 pubblicano il loro primo libro "Across Asia on the Cheap", raccogliendo tutti gli appunti del loro viaggio.
Se un posto vale la pena di essere visto e fotografato allora rientra nella guida, e allo stesso modo se non c'è nella guida allora vuol dire che non vale la pena
Nasce così la Lonely Planet, dal fraintendimento di una canzone che diceva "lovely planet". Queste guide, inizialmente pensate per risparmiare soldi, tempo ed energie, diventano piano piano sinonimo di qualità. Poi arrivano due accelerazioni: internet prima, con blog e liste online, e i social dopo, dove tutto deve essere consumato in 30 secondi.
Le conseguenze del turismo di massa
Il problema non è solo che i viaggi cominciano ad assomigliarsi tutti. La conseguenza più grave è che le persone che vivono nei posti turistici devono adattare la propria cultura per intercettare i flussi di denaro. Se nel 1975 a Forcella trovavi margherita e mozzarella di bufala, nel 2024 magari trovi la pizza wifi.
Immaginatevi svegliarvi la mattina e ci sono persone sparse, spazzatura ovunque, inquinamento acustico... diventa quello che abbiamo visto quest'estate quando a Barcellona la gente diceva "tourist go home"
È quello che succede nei quartieri storici di Amsterdam, a Napoli con la gentrificazione che costringe gli abitanti a lasciare le case dei nonni per i bed and breakfast, trasformando l'identità culturale dei luoghi in prodotti turistici standardizzati.
- La Lonely Planet nasce nel 1973 da un libro di due viaggiatori chiamato Across Asia on the Cheap
- Il filtro fotografico dei viaggi-clone non viene dai social: viene dai libri di viaggio degli anni '70
Il quiz per viaggiatori consapevoli
Attraverso un quiz interattivo emergono le scelte che portano a viaggi più autentici. Quale superpotere sceglieresti: teletrasporto, bagaglio senza limiti, bidet ovunque o parlare la lingua del posto? La risposta migliore è la lingua, perché permette di destreggarsi meglio ed evitare i circuiti turistici standardizzati.
Se uno riuscisse a parlare subito la lingua riesce direttamente ad andare in un posto più autentico, senza finire dove ci sono tutti gli italiani, tutti i tedeschi, tutti gli inglesi
E se avessi solo 24 ore per esplorare un posto nuovo senza usare le liste delle "10 cose da fare"? La soluzione migliore rimane sempre: apri la porta dell'ostello e vai. L'imprevisto e la casualità sono ancora i migliori alleati del viaggio autentico.
I consigli per viaggiare davvero
Non fidatevi di TikTok o Instagram, rischiate la solita salsicciata turistica. Andate al mercato, parlate con le persone, usate Google Translator se non conoscete la lingua. Cambiate il modo di viaggiare: invece di visitare tutto in sette giorni, fermatevi nello stesso posto e fate amicizia con la signora del supermercato, il tipo del bar.
Così tu tocchi tutto ma non vedi niente. Ora arrivo in un posto e mi fermo, inizio a conoscere i gossip, mi faccio degli amici
Camminate, spostatevi a piedi, rallentate il ritmo. Usate app come Atlas Obscura per scoprire posti bizzarri e punti di interesse fuori dai circuiti tradizionali. E ricordate: alcuni posti non sono solo non fotografabili, ma non devono essere fotografati se vogliamo viaggiare in modo autentico.