Una favola sonora a Berlino
È incredibile come Berlino riesca ancora a sorprenderti. Stasera sono al Morphine Raum, sede della Morphine Records, per l'apertura del festival Radical Sounds Latin America. Nicolas Jaar ha appena regalato al pubblico quello che io chiamo una favola sonora della buonanotte, durata circa un'ora. Tre ore di coda sotto la pioggia battente, solo 40 persone ammesse, 15 euro di biglietto - un prezzo che sembrava non esistere più.
Finalmente dopo tantissimo tempo, tornare nella Berlino che ho visto la prima volta nel 2011, che sembra non esistere più. Invece no, esiste, solo che devi sapere dove è, devi trovarla.
La performance non era una prova generale dei suoi nuovi dischi Piedras 1 e Piedras 2, ma qualcosa di completamente diverso: un territorio di confine tra racconto, barzelletta e ninna nanna.
L'alfabeto reinventato
Nicolas Jaar ha creato un corpo narrativo che ricorda la poesia dadaista. La storia inizia in un'aula dove si parla di fotosintesi, molecole, atomi, del desangramiento - il disanguarsi delle cose. Stratagemmi onomatopeici e linguistici creano ritmo nella lingua stessa, come se avesse detto: "Cambiamo l'alfabeto, divertiamoci stasera".
Il racconto si sposta poi nel parcheggio di un supermercato, dove la voce legge cartelli promozionali e si interrompe quando un'automobile oscura la vista - un modo cinematografico di raccontare qualcosa che nessuno sta vedendo.
È come se anziché usare il linguaggio per raccontare qualcosa, abbia detto: "Cambiamo l'alfabeto, divertiamoci stasera".
- Nicolas Jaar al Morphine Raum: tre ore di coda sotto la pioggia, 40 persone ammesse, 15 euro
- Ha suonato circa un'ora: una favola sonora della buonanotte in un ex studio di registrazione
L'ironia di un troll geniale
La performance si conclude in una stanza dove le persone ascoltano "musica di moda". Jaar guarda il pubblico e dice "musica dub, ti ricordi?" facendo partire della sua musica dub. È un modo molto umano di prendersi in giro, riconoscendo di essere un artista che ha prodotto musica che le persone ascoltano proprio in queste stanze.
Per questo motivo Nicolas Jaar potrebbe essere un degno erede di Aphex Twin: entrambi hanno riscritto l'alfabeto musicale e sono troll conclamati. Come Aphex Twin che diceva ai giornalisti "Consegno la posta e ho il carro armato in giardino", anche Jaar scherza con il pubblico, fingendo errori negli strumenti.
Non è sempre importante avere un'opinione su tutto al 100%. A volte si può capire anche senza capire, godersela anche senza averla capita. Anche quello è accedere all'arte.
La violenza sistemica e la diaspora
Dietro le battute c'è una componente drammatica. Lo spagnolo di Nicolas Jaar è quello latino-americano del Cile, e nella storia cilena ci sono punti di contatto con la dittatura militare che ha colpito Colombia, Argentina, Brasile. La violenza è sistemica, un filo che collega gli anni '70 al 2024.
Jaar, di discendenza palestinese, lavora sul tema della diaspora. Nel parcheggio del supermercato, una parte si ripete: "Non farmi morire qui, perché qui è tutto fatto di cemento, il mio sangue non va da nessuna parte perché non c'è la terra. Portami a morire dove c'è la terra". È il ricongiungimento della persona al luogo di origine.
La performance si chiude con una frase poetica: "Le mie orecchie ascoltavano come un unico orecchio" - una metafora sull'udito che richiama come mettiamo a fuoco incrociando due raggi su un punto singolo.
Un grande conversatore
Il superpotere di Nicolas Jaar si vede nelle interviste. È una persona che probabilmente non ha dovuto attraversare sovrastrutture accademiche, ragiona nel modo suo. Alle domande risponde facendo poesia, fino ad arrivare al comico. Non ha mai nascosto il suo punto di vista sulla questione palestinese - c'è un'intervista con Al Jazeera dove racconta la sua esperienza di insegnamento a Betlemme.
È bello sapere che Berlino a 15 euro esiste ancora, non è vero che è tutto inaccessibile. Per fortuna esistono ancora eventi come quello di stasera.