Shifting Realities: Storie che cambiano il mondo
La serata si è aperta con nove cortometraggi nella sezione Shifting Realities, storie dove la realtà viene ribaltata, cambiata, fatta saltare per aria e poi ricostruita. Il primo, Call Me Lala della regista polacca Susanne Sorova, racconta di due amiche con il sogno americano: Lala è una tassista che sogna l'America attraverso un provino cinematografico, guidando una Gran Torino blu fiammante ereditata dal nonno.
È emblematico l'aeroporto perché ricorre spesso nella storia, come il luogo dove Lala è lì, pensosa, e dove tutti partono, mentre lei resta ferma lì.
Da Sweet Lime di Fatma Abdul Karim arriva una riflessione sulla vita segreta degli adulti vista attraverso gli occhi di Amra, undici anni, che deve navigare i punti di contatto con chi è già più grande. ECO di Marek Stell-Wals dalla Spagna è un corto "fotonico" su una ragazzina che perde l'udito durante una partita di basket.
Il piano sequenza che toglie il fiato
Uno dei cortometraggi più potenti è stato Carab della regista libanese Sara Sale, presentato come produzione tedesca. Un piano sequenza incredibile di tre minuti che ci trascina dentro il trauma collettivo dell'esplosione del 4 agosto 2020 a Beirut, che lasciò senza casa più di 300.000 persone.
L'effetto in sala è di apnea. Io mi sono sentita assolutamente senza ossigeno, letteralmente senza fiato, perché è una sensazione terrifica.
La particolarità è che in tre minuti di piano sequenza non c'è un dialogo: la regista ha applicato alla perfezione la regola show don't tell. Il lavoro di sound design è stato fatto dalle stesse autrici per restituire un sonoro atmosferico immersivo. Un dettaglio toccante: mentre si proiettava il film, fuori dal cinema a Kreuzberg c'era una manifestazione per Beirut.
- Il primo corto della serata, Call Me Lala, racconta di una tassista polacca con una Gran Torino blu
- La sezione Shifting Realities mostra storie dove la realtà viene ribaltata e poi ricostruita
Animazione e temi universali
The Giant Bird di Charmin Hamid, nata in Bangladesh e trasferitasi in Germania, è stato l'unico film d'animazione del festival. Un lavoro di nove mesi, più di dieci ore al giorno, per ottenere sei minuti di girato, dove una coppia di uccelli vola fantasticando che gli aerei da guerra siano giganteschi uccelli, fino a quando la realtà smentisce questa fantasia.
Dalla Turchia, Ai Yu Hi Shi We Yu Wei (io, tu, lui, lei, noi, voi, loro) di Savin Yaman affronta il tema del matrimonio riparatore, ancora proposto in Turchia nel 2016 e 2020. Un cortometraggio che ci ricorda come la prima donna a ribellarsi al matrimonio riparatore fu la siciliana Franca Viola negli anni Sessanta.
Non è la vittima a perdere l'onore, semmai è la persona che fa del male a perdere l'onore e la dignità.
Tra cronaca e mitologia
Vanda di Anna Baumgart dalla Polonia parte da un fatto di cronaca del 1948 - la sparizione di 21 ragazze scout annegate nel lago Gardner - per spostarsi in un territorio fatato e immaginativo. La regista, con esperienza nell'arte visiva e installazioni in tutto il mondo, trasforma un possibile crimine in racconto favolistico.
Chiude la sezione Pulse della regista tedesca Laura Russe, uno dei preferiti della serata. Il cortometraggio segue quattro amici che si mandano messaggi vocali, mescolando voci naturali e sintetiche, immagini reali e create con intelligenza artificiale.
Le nostre esperienze sono frutto di quello che succede nella nostra mente oppure frutto del caos che c'è nella tecnologia?
Sariri: il deserto come protagonista
Nella seconda parte della serata è stato proiettato Sariri della regista cilena Laura Donosso, 25 anni. Il film racconta la storia di Lagrima, una piccola cittadina di minatori dove le regole sono imposte dagli uomini. Una di queste prevede che alla prima mestruazione una donna debba essere accompagnata e lasciata nel deserto finché le mestruazioni non finiscono.
La storia, che la regista ha sentito per la prima volta in India, è ambientata nel nord del Cile dove il deserto diventa un altro protagonista. Le attrici hanno 16 e 11 anni - quest'ultima un'età che può essere "da marito" se è arrivato il menarca.
È veramente difficile sopravvivere in una società dove le regole non sono state scritte su misura per te, perché non ne sei veramente parte se non in chiave subordinata.
I vincitori dell'edizione 2024
Dopo una lunga serata è arrivato il momento degli annunci. La migliore cinematografia è andata a Sariri, così come il premio per la migliore regia a Laura Donosso. Il film cileno ha conquistato anche il riconoscimento come miglior feature film e il prestigioso Best of Festival.
Il mio cuore cantava come una chitarra veramente. Ho dormito pochissimo, ho pianto, applaudito, ho vissuto di popcorn e sidro di mele.
Il festival non finisce qui: sono in arrivo puntate extra con interviste alle protagoniste, non solo quelle davanti e dietro la macchina da presa, ma anche chi ha lavorato attivamente alla realizzazione di questa settimana "fotonica" al Moviemento Kino di Kreuzberg, il cinema più antico della Germania.
