Il cinema che nasce dal trauma
All'interno del Female Filmmakers Festival Berlin 2024, il cortometraggio Harab della regista libanese Sara Saleh si distingue per la sua forza narrativa. Il titolo, che in arabo significa "rovina, distruzione", parte da un fatto reale dell'agosto 2020: la devastante esplosione al porto di Beirut in Libano.
È un unico piano sequenza di tre minuti con la camera a mano all'interno di un cimitero storico con soltanto due personaggi che non hanno battute, quindi tutta la storia ci viene mostrata anziché spiegata
Il cortometraggio esplora cosa significa sopravvivere a un trauma collettivo di quella portata, mostrandoci le conseguenze psicologiche attraverso un linguaggio cinematografico essenziale ma potente.
La sfida della regia personale
Dirigere Harab è stato per Sara Saleh sia entusiasmante che difficile, trattandosi di un progetto molto personale. La regista aveva inizialmente evitato di scrivere del suo trauma legato all'esplosione di Beirut, ma alla fine ha sentito il bisogno di esprimersi.
È stata un'esperienza molto terapeutica perché ho potuto canalizzare tutte le emozioni e i ricordi di quel giorno in un unico progetto
La sfida più grande è stata adattare la visione creativa al tempo limitato, girando tutto in un cimitero storico in un solo giorno con un unico piano sequenza.
- Harab significa 'rovina, distruzione' in arabo: parte dall'esplosione al porto di Beirut del 2020
- È un piano sequenza di tre minuti girato in un cimitero storico di Beirut con la camera a mano
Il cinema come evasione e vocazione
Il cinema è sempre stato per Sara il modo di evadere dalla realtà e di sognare in grande, soprattutto venendo da un paese piccolo dove sognare in grande non era incoraggiato. La madre ha giocato un ruolo fondamentale in questa scoperta vocazionale.
Guardavamo sempre film insieme e lei mi ha permesso di sognare oltre i confini del nostro scenario. La sua fiducia mi ha fatto capire che raccontare storie attraverso il cinema era la mia vera vocazione
Il successo oltre i confini
Per Sara, ogni partecipazione a un festival rappresenta un momento di successo significativo. Quando qualcuno nel pubblico o una collega regista le dice di essersi sentita ispirata, commossa o toccata dal suo film, si sente veramente onorata.
Il percorso è stato veramente difficile per diventare una regista, soprattutto da un paese e una cultura che spesso incoraggia le donne a seguire percorsi più tradizionali
Consigli alle giovani filmmaker
Sara consiglia alle giovani donne libanesi di seguire i propri sogni e di sognare in grande, perché non importa se vengono da un paese molto piccolo e non importa l'opinione degli altri.
Rimanere sempre fedeli a se stesse, continuare a lottare e raccontare le nostre storie e il nostro popolo
I progetti futuri
Sara sta scrivendo il suo primo lungometraggio, che sarà un'estensione di Harab e racconterà la storia di una ragazza che insegue i suoi sogni durante uno degli anni più difficili per il Libano. Il film è basato su eventi reali avvenuti dalla rivoluzione del 2019 fino all'esplosione di Beirut nel 2020.
Ha anche appena girato un cortometraggio in Svezia sulla mascolinità, che condividerà con il pubblico il prossimo anno.