Prospettive Ecologiche: Un Viaggio Cinematografico
La seconda giornata del Female Filmmakers Festival di Berlino si è concentrata sulle prospettive ecologiche, esplorando come abitiamo il pianeta e cosa succede quando dimentichiamo di essere coinquilini delle altre creature e non proprietari. Sette cortometraggi da tutto il mondo - Francia, Egitto, Canada, Uruguay, Indonesia, Australia - ci hanno portato in un viaggio globale attraverso storie di resistenza ambientale.
Come stiamo sul pianeta, come lo abitiamo, come dovremmo abitarlo, e che cosa succede quando dimentichiamo di essere i coinquilini delle altre creature e non i proprietari.
Sotto la Superficie: Cinema Subacqueo e Cambiamento di Prospettiva
Bachélite di Julie Gauthier, regista e sub pluripremiata specialista di free diving, sposta la macchina da presa sott'acqua con una produzione straordinaria dove cast e troupe hanno girato senza equipaggiamento subacqueo. Coexistence di Anne-Sophie Moreau ci porta invece sulle coste della Galizia per incontrare lo squalo blu, ribaltando la prospettiva: non siamo noi in pericolo, ma siamo noi il pericolo per questa specie in via di estinzione.
Noi umani stiamo 12 ore al PC, non corriamo veloce, non resistiamo in apnea, non abbiamo artigli o denti e facciamo quasi tutto guidati dalla paura. Non ci siamo mai adattati e non ci siamo evoluti. È incredibile, dovremmo essere noi quelli estinti.
- La seconda giornata del festival era dedicata all'ecologia con 7 cortometraggi da Francia, Egitto, Canada, Uruguay, Indonesia e Australia
- Il tema era come abitiamo il pianeta quando dimentichiamo di essere coinquilini delle altre creature
Comunità in Trasformazione: Dal Mare all'Imprenditoria
Salt in Their Veins di Rita Henke racconta la comunità di pescatori nomadi Bajo nell'est dell'Indonesia, geneticamente evoluti per stare sott'acqua due-tre minuti, ora costretti a tecniche devastanti per sopravvivere all'arrivo della pesca industriale. Roots in the Sand di Valentina Quagliotti segue Nancy, pescatrice di vongole uruguaiana che da sola sostiene 30 famiglie, sfidando i pregiudizi di genere nel settore.
Quando sono nato la placenta di mia madre è stata donata al mare perché siamo la stessa cosa.
Nessuno deve darci il permesso per diventare o essere quello che vogliamo. Nessuno ha dato il permesso ai pescatori uomini e loro sono diventati comunque quello che desideravano, quindi possiamo farlo anche noi.
Il Peso del Futuro: Ansia Climatica e Resilienza
The Lost Lake di Fatma Fahami, ingegnera chimica diventata regista, racconta visivamente il lago Karun in Egitto, ridotto da ecosistema vitale ad attrazione turistica. The Prescribed Burn di Camille Remi Kirby esplora l'ansia climatica delle nuove generazioni attraverso una babysitter del Vermont che si confronta con la stoica accettazione di due bambine dell'Oregon abituate agli incendi.
Va beh, non si sono adattati al cambiamento climatico.
Itu Nino: Speranza in un Futuro Distopico
Il film principale della serata, Itu Nino di Itandehui Jansen, ci trasporta nel 2048 in una smart city dove Angel e Sofia, sorvegliati da sistemi elettronici e braccialetti di controllo, comunicano segretamente in Mixtech, lingua perduta del sud del Messico. Lui custodisce semi di piante estinte, lei ripara elettrodomestici. In un mondo tecnologizzato e cupo, rappresentano la possibilità di un futuro diverso.
Itu Nino è una parola che possiamo parafrasare come il posto dove cresce il grano.
Un Appello per il Cambiamento
Dal Moviemento Kino di Kreuzberg, il cinema più antico della Germania, emerge un messaggio chiaro attraverso tutte queste storie: è ora di cambiare rotta. Per coesistere sulla faccia del pianeta dobbiamo avere una visione più lungimirante sulle nostre azioni, scelte di consumo e decisioni quotidiane.
Sarebbe ora di piantarla lì e di renderci conto che davvero per coesistere sulla faccia del pianeta sarà meglio cambiare la rotta, sarà meglio cambiare il modo in cui abitiamo il pianeta.