L'arrivo a Berlino: una scelta del cuore
È mercoledì 6 novembre 2024 e l'alba di una notte infernale — la notte dei risultati delle elezioni presidenziali americane. Ospite di questa puntata è Mara Gergolet, caporedattrice della sezione esteri del Corriere della Sera e oggi corrispondente dalla Germania. L'intervista è stata concessa nel giorno forse più rocambolesco del calendario giornalistico dell'anno.
Mara è arrivata a Berlino nell'autunno del 2023, quando si è aperta la sede dopo il pensionamento del predecessore Paolo Valentino. Ma non è solo una questione di disponibilità: Berlino era una scelta del cuore, una città che l'aveva affascinata fin dai primi anni Novanta, dopo la caduta del muro, per il suo carattere tollerante, cosmopolita e straordinariamente aperto.
Berlino era la sede che ho sempre desiderato — una scelta del cuore, non solo una scelta professionale.
I timori del trasferimento e la scoperta della comunità
La paura principale prima del trasferimento era lasciare indietro il proprio mondo — gli affetti, la comunità, le abitudini, il lavoro strutturato a Milano. Chi si trasferisce non più giovanissimo, con una vita già impostata, questi timori li conosce bene. Il secondo timore era pratico: burocrazia, sanità, organizzazione domestica — tutto da capire mentre si iniziava un lavoro impegnativo.
Un anno dopo, entrambe le preoccupazioni si sono rivelate gestibili. Essere giornalisti aiuta: il mestiere di entrare in contatto con persone e mondi diversi ha reso più facile costruire una nuova comunità, perfino più facilmente del previsto.
I giornalisti hanno questa fortuna: trovano in qualche modo una comunità ovunque, perché il lavoro è questo.
- Mara Gergolet è caporedattrice esteri del Corriere della Sera e corrispondente dalla Germania
- L'intervista è stata registrata la notte dei risultati delle presidenziali americane 2024
Una città che accoglie ogni identità
L'immagine di Berlino prima di abitarci e quella di adesso non sono poi così diverse, ma la città è cambiata come tutte le grandi metropoli europee: più cara, più gentrificata, più omologata. Eppure Berlino mantiene un suo carattere forte e riconoscibile — cosmopolita, aperta, capace di accogliere persone singole, famiglie numerose, anziani, giovani coppie, persone LGBTQ+.
Una base sociale così ampia e così diversa, dove le persone vivono fianco a fianco ciascuna con la propria identità: questa è la caratteristica più specifica di Berlino, e la più difficile da trovare altrove.
Berlino è una città tedesca ma non è la Germania — è cosmopolita, aperta, e lascia spazio a identità completamente diverse, anche simultaneamente.
Il momento dell'ambientamento: la lingua come casa
Per Mara, che ha studiato lettere classiche e percepisce il valore del linguaggio quasi istintivamente, il momento in cui si è sentita a casa è arrivato durante una conferenza stampa alla Buchmesse: si è resa conto di non aver bisogno delle cuffie con la traduzione simultanea. Non solo capire il senso generale, ma cogliere le singole espressioni, le sfumature più delicate.
E poi c'è stato il caminetto. Una sera d'inverno, con degli amici, acceso il fuoco in casa — cosa impossibile a Milano per le norme sull'inquinamento. In quel momento: la sensazione precisa di essere a casa.
Sentirsi a casa dentro una lingua — è quello il momento in cui ci si sente davvero accolti in un paese.
Due prospettive sui media: Germania vs Italia
I media tedeschi sono più interessati alla politica internazionale di quanto lo siano quelli italiani. Non si tratta di provincialismo italiano — gli italiani hanno scambi intensi con gli stranieri — ma i tedeschi fanno uno sforzo maggiore per guardare fuori, per capire cosa succede nel mondo. In Germania c'è una fortissima consapevolezza che gli eventi internazionali condizionano direttamente il paese. Questa percezione in Italia è meno diffusa.
Allontanarsi accende lo spirito critico: da vicino si vede solo un albero, da lontano si vede il bosco. Vivere all'estero rende più critici verso l'Italia — i servizi, le prospettive per i giovani, le difficoltà economiche. Un dato su tutti: nel 2023 l'AIRE ha registrato 127.000 persone che hanno lasciato l'Italia per motivi di lavoro o studio.
Da molto vicino si vede solo un albero. Guardando da un po' più lontano si vede il bosco — e allora ci si rende conto di come stanno le cose.
Libertà di espressione e sensibilità storica
La Germania ha un rapporto particolare con il popolo ebraico e con lo stato di Israele, nato dalla vergogna per la Shoah e da un percorso decennale di distanziamento dai propri crimini. Senza comprendere questo, è difficile capire perché la Germania sia così attenta a condannare ogni forma di antisemitismo. Con la guerra di Gaza è emerso un disagio reale: la difficoltà a criticare Israele in un paese che ha quella storia.
Lo slogan from the river to the sea
— dal Giordano al Mediterraneo — implica che lì in mezzo non ci debba essere Israele. Chi lo usa è o in mala fede o estremamente ingenuo rispetto all'ideologia di Hamas. L'estrema sensibilità che esiste in Germania su questi temi, per quanto possa sembrare restrittiva, va rispettata come parte di un percorso storico che questo paese ha fatto con enorme fatica.
Berlino è una città condannata sempre a diventare e mai a essere — e in questo c'è tutta la sua grandezza.